Caltanissetta

Situata nell’entroterra siciliano, a 568 m s.l.m., in termini di popolazione residente, Caltanissetta è la nona città della Sicilia, e seconda in provincia dopo Gela. I suoi abitanti sono detti nisseni.

I primi ad abitare il territorio circostante furono i Sicani, che si stanziarono in diversi villaggi a partire dal XIX secolo a.C., ma l’odierna città fu fondata verosimilmente nel X secolo durante il dominio degli Arabi in Sicilia, ai quali si deve l’origine del toponimo “Caltanissetta”, sebbene siano state formulate nel tempo anche ipotesi alternative.

Trasformata in feudo dai Normanni, dopo varie vicissitudini passò nel 1405 sotto il dominio dei Moncada di Paternò, che furono i titolari della contea di Caltanissetta fino al 1812; della nobile famiglia rimane il secentesco Palazzo Moncada, in stile barocco.

A partire dall’Ottocento conobbe un notevole sviluppo industriale grazie alla presenza di vasti giacimenti di zolfo, che la resero un importante centro estrattivo; l’importanza che rivestì nel settore solfifero le valse l’appellativo di “capitale mondiale dello zolfo” e nel 1862 vi fu aperto il primo istituto minerario d’Italia.

Negli anni trenta visse un periodo di fermento culturale, nonostante le censure del fascismo, tanto che Leonardo Sciascia la definì una “piccola Atene”.

Nel secondo dopoguerra il settore estrattivo entrò in crisi, e con esso tutta l’economia del territorio, che oggi si basa prevalentemente sul settore terziario.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Duomo di Santa Maria la Nova

È la cattedrale di Caltanissetta, sede della Cattedra del vescovo di Caltanissetta, situata su piazza Garibaldi. Fu costruita tra gli anni 1560-1620 e aperta al culto nel 1622.

Il nome è dovuto alla necessità di distinguerla dalla vecchia chiesa madre, eretta nel Trecento ai piedi del castello di Pietrarossa, e che venne conseguentemente soprannominata “la Vetere”. Fu pesantemente danneggiata dai bombardamenti del 1943.

L’interno si sviluppa su tre navate; quella centrale è caratterizzata da una serie di affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans. Alla destra dell’altare maggiore è custodita la statua lignea di san Michele, patrono della città, opera dello scultore Stefano Li Volsi.

Abbazia di Santo Spirito

Fu commissionata dal Gran Conte Ruggero e realizzata su un antico casale arabo. La chiesa, consacrata nel 1153, è costituita da un’unica navata triabsidata e possiede notevoli elementi artistici, quali il fonte battesimale e i numerosi affreschi che ricoprono le pareti interne.

Chiesa di Sant’Agata e collegio dei Gesuiti

La chiesa fu costruita tra il 1600 e il 1610 su una preesistente chiesa, anch’essa dedicata a Sant’Agata, mentre i lavori del contiguo Collegio gesuitico (da cui la chiesa prende il nome) iniziarono nel 1589 e terminarono solo nella seconda metà dell’Ottocento.

La chiesa, con impianto a croce greca, è rivestita al suo interno di marmo e stucchi e decorata con affreschi in gran parte ridipinti nel secondo dopoguerra dall’artista nisseno Luigi Garbato.

Il collegio, in stile tipicamente barocco, ospita la biblioteca comunale “Luciano Scarabelli” e il liceo musicale “Vincenzo Bellini”.

Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Detta anche “la Vetere”, è situata a ridosso del castello di Pietrarossa. Costruita tra il XIII e il XIV secolo, dal 1239 al 1622 fu la sede parrocchiale della città di Caltanissetta, succedendo all’abbazia di Santo Sprito.

Dopo l’Unità d’Italia venne sconsacrata e passò al Ministero della Guerra, e da allora subì un inesorabile declino. Fu oggetto di un complesso restauro nei primi anni dieci del Duemila.

Degna di rilievo è la porta maggiore occidentale, adornata di particolari fregi in arenaria, che possiede un archivolto a sesto acuto.

Chiesa di San Giovanni

Situata nella parte più antica del centro storico, non lontano dalla chiesa di San Domenico, venne fondata nel XI secolo, ma fu rimaneggiata diverse volte e nel XVIII secolo un restauro radicale cancellò ogni preesistenza medievale.

Completamente distrutta durante il bombardamento di Caltanissetta nel 1943, fu ricostruita nel 1945. L’interno della chiesa è decorato con gli affreschi del Pollaci. La chiesa è anche detta “del Purgatorio” per via dell’omonima confraternita che vi si stabilì nel XVII secolo.

Chiesa di San Sebastiano

Sorta intorno al Cinquecento come omaggio al Santo da parte della popolazione per la liberazione dalla peste e in passato sede della congregazione dei macellai, la chiesa di San Sebastiano è situata in piazza Garibaldi, proprio di fronte alla Cattedrale.

La chiesa fu più volte ridimensionata e restaurata. Nel 1711 fu modificata nel senso della lunghezza per cedere spazio all’antistante piazza. In quella occasione fu abbellita sia all’interno sia nel prospetto principale.

L’elegante facciata, progettata dall’architetto Pasquale Saetta sul finire dell’Ottocento, è arricchita da colonne appartenenti a tutti e tre gli ordini classici, e da alcune statue dello scultore Biancardi.

Chiesa di San Domenico

È stata fondata nel 1400 dopo l’arrivo dei Moncada a Caltanissetta. L’edificio venne costruito al centro del quartiere Angeli, dove allora non esistevano altre chiese.

La costruzione della chiesa si intreccia con la storia della città e della famiglia Moncada. Antonio Moncada, infatti, nel 1458 per ereditare il suo titolo, dovette rinunciare all’abito talare e, pertanto, come “risarcimento” all’ordine domenicano, cui apparteneva, fece costruire una chiesa con annesso convento. La chiesa continuò ad essere arricchita e migliorata nel tempo.

Il prospetto della chiesa, convesso nella parte centrale e concavo lateralmente, fu costruito, ad esempio, nel Seicento, ed allo stesso periodo risale la preziosa tela del toscano Filippo Paladini, dipinto che ritrae la Madonna del Rosario. Questa tela ha un’importante valenza storica, oltre che artistica, in quanto vi sono ritratti i figli del conte Francesco II Moncada.

Recenti ricerche hanno mostrato la presenza di una cripta nascosta nella chiesa, di cui non si aveva prima notizia, probabilmente uno dei luoghi più antichi della citta.

Cimitero monumentale degli Angeli

Più comunemente è chiamato “cimitero degli Angeli”, è il cimitero cittadino che venne costruito alla fine del 1878 nelle vicinanze della chiesa di Santa Maria degli Angeli, dell’annesso convento dei frati minori osservanti e del castello di Pietrarossa.

Cimitero dei carusi

Piccolo cimitero realizzato presso la miniera Gessolungo in seguito alla disgrazia mineraria del 12 novembre 1881, per dare sepoltura ai diciannove carusi, di cui nove rimasti senza nome, che vi persero la vita.

Architetture civili

Palazzo del Carmine

La costruzione del palazzo iniziò intorno all’anno 1371. La zona in cui sorge all’epoca si trovava ben fuori dalle mura cittadine ed ospitava una chiesetta rurale dedicata a San Giacomo.

Per volere di Guglielmo Peralta e di sua moglie Eleonora d’Aragona, figlia del marchese di Randazzo; vicino alla chiesetta fu edificato il convento dei Carmelitani scalzi e l’annessa chiesa di Maria Santissima Annunziata, comunemente chiamata Madonna del Carmine. Con l’espansione urbanistica che ebbe la città nei secoli successivi (ed in particolare nel XVI secolo), il complesso conventuale si trovò inglobato nel tessuto cittadino, affiancato dalla nuova chiesa di San Giacomo e dalla chiesa di San Paolino.

Durante il XIX secolo, a causa della soppressione degli ordini religiosi, i Carmelitani Scalzi lasciarono il convento che fu abbattuto per costruire la sede municipale; le chiese che lo affiancavano furono demolite e, al posto di quella del Salvatore, arretrata, fu costruito il teatro cittadino (il Teatro Regina Margherita).

Il palazzo ospita il Municipio della città ed è stato, negli anni, talmente arricchito nel prospetto che l’unica traccia dell’antico convento è costituita da alcuni spezzoni di muratura inglobati nei muri attuali.

Teatro Margherita

Adiacente a Palazzo del Carmine, fu inaugurato nel 1875 ed è stato intitolato alla regina Margherita di Savoia che nel 1881 fu in visita ufficiale a Caltanissetta.

Particolarmente utilizzato fino alla Seconda guerra mondiale contribuì a far fiorire un crescente fermento culturale nella capitale dello zolfo, anche grazie a rappresentazioni del calibro della Turandot e del Macbeth di Verdi. A seguito delle distruzioni della guerra e dell’incuria, negli anni settanta venne chiuso a causa della revoca dell’agibilità da parte della Commissione di vigilanza.

Al termine di lunghi e accurati lavori di restauro, che hanno riguardato l’intera struttura del teatro e che si sono protratti per oltre 20 anni, nel 1997 la struttura è stata riaperta al pubblico.

Palazzo Moncada

Fu edificato nella prima metà del XVII secolo dal principe Luigi Guglielmo I Moncada e doveva essere uno dei più importanti palazzi signorili della Sicilia, come testimoniano l’imponenza dell’edificio e i pregiati fregi (antropomorfi e zoomorfi) dei balconi. Tuttavia, la sua costruzione non venne portata a termine, in quanto Guglielmo ricevette la nomina a Viceré di Valencia e si trasferì in Spagna.

Nel 1915 vi fu realizzata un’ampia sala con galleria adibita alla rappresentazione di spettacoli teatrali, e in seguito fu realizzata una sala cinematografica all’interno del cortile, che venne chiamata prima Cineteatro Trieste, nome poi mutato in Cineteatro Bauffremont e poi dal 2009 in Multisala Moncada.

Dal 2010 alcune sale sono adibite a galleria d’arte, con due mostre permanenti: una dedicata ai Moncada, gli antichi signori di Caltanissetta, e l’altra dedicata allo scultore nisseno Michele Tripisciano.

Palazzo della Provincia

La realizzazione fu iniziata dall’architetto Giuseppe Di Bartolo nella prima metà del XIX secolo. Egli avrebbe voluto costruire un grande edificio che fosse sede sia degli uffici provinciali che di quelli comunali. La complessità dell’opera, però, risultò tale che nel 1870 il palazzo era ben lontano dall’essere completato. Il progetto fu allora ridimensionato dall’ingegnere Agostino Tacchini e fu destinato ad ospitare i soli uffici della Provincia.

Tra gli artisti che contribuirono alla realizzazione del palazzo, si ricordano: il nisseno Luigi Greco che realizzò l’aula consiliare e lo scalone principale; un altro nisseno, Michele Tripisciano, per le sculture che ornano il palazzo; il catanese Pasquale Sozzi per le decorazioni interne.

Palazzo delle Poste

Realizzato a seguito della demolizione della Chiesa di Sant’Antonino (costruita nel 1637) nel secondo decennio del Novecento, è progettato per rendere più funzionali gli uffici e il telegrafo.

Il progetto del Palazzo, costruito nel 1931 e inaugurato il 29 ottobre del 1934, è dell’ingegnere G. Lombardo. Si sviluppa su tre piani, l’ultimo dei quali con funzioni di attico occupa solo la parte centrale.

L’insieme architettonico risente dello stile del ventennio fascista, testimoniato dagli affreschi dell’artista palermitano Gino Morici e dalle soluzioni architettoniche.

Passato nella proprietà della Banca del Nisseno nel 2004, l’edificio è stato reso fruibile dopo un ventennio di abbandono grazie a un restauro rigorosamente conservativo; è anche sede della Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Caltanissetta che lo ha sottoposto a vincolo con D.A. nº 6669 del 22 giugno 1999 dichiarandolo di importante interesse storico-artistico e architettonico.

Ospedale Vittorio Emanuele II

Allestito in occasione di una violenta epidemia di colera nell’edificio che fu il secondo convento dei cappuccini, è stato l’ospedale della città per oltre un secolo, dal 1868 al 1979, quando fu sostituito dal moderno ospedale Sant’Elia. Si trova in viale Regina Margherita, accanto alla villa Amedeo.

Palazzo del Banco di Sicilia

Fu costruito intorno al 1920 su progetto di Antonio Zanca in luogo delle vecchie “case Moncada” in corso Umberto I; fu tra i primi edifici di Caltanissetta a essere realizzato in calcestruzzo armato.

È realizzato in stile neoclassico, con elementi architettonici in pietra locale, e presenta un cortile interno coperto da un lucernario in vetro policromatico.

Palazzo Testasecca

Realizzato durante il XIX secolo in stile neoclassico dalla famiglia del Conte Ignazio Testasecca. Si trova in Corso Vittorio Emanuele, di fronte al Palazzo Benintende. Al suo interno il piano nobile si presenta affrescato in stile eclettico.

Palazzo Benintende

Realizzato da Giuseppe Di Bartolo, presenta un’interessante sovrapposizione di ordini architettonici: le colonne al piano nobile sono in stile ionico, mentre quelle del secondo piano in stile dorico; numerosi sono anche i medaglioni e le lesene che aumentano il valore architettonico del palazzo. Nel 1862 vi alloggiò Giuseppe Garibaldi. È sito in Corso Vittorio Emanuele.

Villa Mazzone

Conosciuta anche con il nome di hotel Mazzone, si trova tra via Francesco Crispi e via Napoleone Colajanni, e presenta un piccolo giardino ben conservato. Fu realizzata alla fine dell’Ottocento su progetto di Sebastiano Mottura per ospitare gli addetti alla costruzione della ferrovia, ma a partire dai primi anni del Novecento fu ampliata e riconvertita nel Grand Hotel Concordia, che dopo alcuni decenni di fama, negli anni settanta chiuse definitivamente, travolto dalla crisi economica. Dagli anni novanta ospita una casa di riposo.

Palazzo Tumminelli-Paternò

L’immobile costruito nel secolo XVIII, nasce dall’accorpamento di diverse unità immobiliari preesistenti; ha una sola elevazione. I lati del prospetto sono in pietra nuda e presenta balconi con ballatoi in pietra sostenuti da mensole scolpite. I balconi si caratterizzano per le tipiche ringhiere in ferro battuto sagomate “alla Spagnola”.

Castello di Pietrarossa

Si trova su un’altura nei pressi di Caltanissetta. Si presume che sia stato costruito nel IX secolo su precedenti insediamenti anche Sicani.

Durante il Medioevo fu un centro strategico ed intorno alla fine dell’XI secolo vi fu collocata la tomba della regina Adelasia, nipote del re Ruggero il Normanno e nel 1378 all’interno di esso si tenne un parlamento dei baroni siciliani per nominare i quattro vicari che dovevano governare la Sicilia (Governo dei Quattro Vicàri).

Nel 1567 una forte scossa di terremoto provocò il crollo del castello di cui rimasero in piedi solo i resti di due torri, ancora visibili. Ai piedi dei ruderi del Castello di Pietrarossa fu edificato il cimitero monumentale degli Angeli.

Monumento al Redentore

Fu eretto in occasione del Giubileo del 1900 sulla sommità del monte San Giuliano, che sovrasta la città, in modo che esso si trovasse nel baricentro della Sicilia; di monumenti analoghi ne esiste uno in ciascuna regione geografica d’Italia.

Si tratta di un basamento in pietra contenente nel suo interno una cappella, opera del palermitano Ernesto Basile, sul quale si trova una statua bronzea del Cristo redentore ispirata ad una statua in marmo presente sul prospetto della basilica di San Giovanni in Laterano a Roma.

Alla sua devozione è legata la “festa del Redentore”, che si tiene a Caltanissetta il 6 agosto.

Piazza Garibaldi

Piazza principale del centro storico, in essa si incrociano i due corsi principali, corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele. Vi si affacciano il municipio, la Cattedrale e la chiesa di San Sebastiano; al centro vi si trova la “fontana del Tritone”.

Fontana del tritone

È costituita da un gruppo bronzeo raffigurante un tritone che tenta di domare un cavallo marino di fronte a due mostri marini che lo insidiano. Ispirata alla mitologia greca il Tritone è un dio marino con il corpo per metà uomo e per metà pesce, figlio di Poseidone e Anfitrite.

La figura mitologica è stata spesso usata nella costruzione di fontane e ninfei, anche il Bernini lo ha collocato nella sua famosa fontana a Roma. Fu scolpita dal nisseno Michele Tripisciano nel 1890 ed inizialmente posta nell’androne di Palazzo del Carmine: la fontana fu creata dall’architetto Gaetano Averna per essere posta nella sua attuale locazione, al centro di Piazza Garibaldi, dove fu inaugurata il 15 dicembre 1956, in sostituzione ad un vecchio lampione in ferro a cinque luci.

Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, l’intera piazza Garibaldi è stata sottoposta a lavori di pavimentazione in basoli di pietra lavica per impedire il passaggio di automobili e consentire il libero transito dei pedoni. In questa occasione anche la fontana del tritone è stata restaurata e vi sono stati installati impianti di illuminazione che l’hanno riportata così all’antico splendore.

Spesso la fontana del tritone, anche stilizzata, viene usata come simbolo distintivo della città.

Monumento ai caduti

Sito in fondo al viale Regina Margherita, commemora i 291 militari nisseni caduti durante la Grande Guerra. Si tratta di una statua bronzea che riproduce due figure umane: la prima, in posizione eretta, rappresenta la Patria, e cinge un elmetto contornato da ramoscelli di lauro e quercia, con una mano regge un libro e una palma, con l’altra indica verso il basso, dove si trova la seconda figura, l’eroe, che stringe il tricolore.

La statua è collocata su un basamento che presenta una gradinata sulla parte anteriore, e alla base due cannoni e una corona d’alloro in bronzo. Fu inaugurato il 16 dicembre 1922 per volontà di un comitato appositamente costituitosi e presieduto dal dottore Luigi Sagona, che nel conflitto aveva perso congiunti. Inizialmente collocato a poca distanza dal seminario vescovile, in una zona adiacente al viale Regina Margherita che venne chiamata viale delle Rimembranze, nel 1965 fu spostato nell’attuale sito, a 500 m da quello originario.

Fu realizzato su progetto dello scultore Cosimo Sorgi utilizzando il bronzo sottratto al nemico dalla fonderia Laganà di Napoli. È sede cittadina delle commemorazioni del 4 novembre.

Trasmettitore di Caltanissetta

L’impianto radiotrasmettitore di Caltanissetta è un impianto, inattivo, per la radiodiffusione in onde lunghe, medie e corte. Il suo principale elemento è un’antenna omnidirezionale di 286 metri di altezza, che detiene il primato per la struttura più alta d’Italia, essa si erge su una collina di 660 m s.l.m.

Il 2 novembre 2013 la giunta comunale della città nissena ha deliberato l’acquisto del manufatto in metallo, delle costruzioni annesse e dell’area circostante per la somma di 537.000 €. Le motivazioni alla base della decisione dell’acquisto sono state l’interesse ad evitare che l’antenna venga demolita da parte della RAI e che il circostante parco alberato diventando di proprietà comunale venga trasformato in un parco pubblico attrezzato per la città.

Ponte Capodarso

Situato sull’Imera Meridionale, al confine tra i territori di Caltanissetta ed Enna, fu costruito nel 1553 per volere di Carlo V d’Asburgo; nel Settecento l’erudito Antonio Chiusole l’annoverò tra le tre meraviglie della Sicilia («un monte, un ponte e un fonte»).

Originariamente aveva l’aspetto di un ponte a schiena d’asino, ma nel corso del XIX secolo subì radicali modifiche, volte a facilitarne il passaggio dei carri, che ne fecero assumere l’attuale forma.

Oggi si trova lungo il percorso della strada statale 122 Agrigentina, all’interno della riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale.

Giardini comunali

Sono presenti tre giardini (“ville”) comunali:

  • Villa Cordova, in viale Conte Testasecca,
  • Villa Amedeo, in viale Regina Margherita,
  • Villa Monica, in via Filippo Turati.

Delle tre, la villa Amedeo è il giardino pubblico di maggiori dimensioni e costituisce il polmone verde della città. Sono inoltre presenti altre aree verdi pubbliche attrezzate per attività ludiche, come il parco Robinson, nel quartiere Redentore. Nonostante ciò il verde pubblico fruibile si attesta sull’1,83 m² per abitante collocando il capoluogo nisseno al 98º posto nella classifica nazionale.

Altre aree verdi di minore rilievo si trovano in piazza della Repubblica; in piazza Giovanni XXIII; in via Candura (il “giardino della legalità” del quartiere San Luca) in piazza Falcone e Borsellino; nell’area compresa tra via Catania e via Galilei; in via Niscemi; in piazza Jacono e in via Monte San Giuliano, dove è situato il belvedere della città.

Siti archeologici

All’interno del perimetro urbano della città di Caltanissetta è presente il parco archeologico Palmintelli.

I principali parchi archeologici presenti al di fuori del centro abitato sono invece:

  • gli scavi archeologici di Sabucina,
  • gli scavi archeologici di Gibil Gabib.

Palmintelli

Il parco archeologico di Palmintelli è situato in una zona centralissima del capoluogo, a pochi metri dal viale della Regione. Il sito è venuto alla luce a seguito degli scavi condotti nel 1988.

Originariamente la zona su cui adesso sorge il parco ospitava un complesso funerario di tombe a grotticella risalente all’età del bronzo, di cui solo una è rimasta intatta. È ben visibile l’ingresso rettangolare della tomba, a pianta regolare e soffitto piatto, nella quale sono stati ritrovati diversi reperti archeologici, alcuni dei quali custoditi presso il Museo archeologico di Caltanissetta.

Sabucina

Si trova ad est della città. La sua scoperta è relativamente recente, infatti fu solo negli anni sessanta che venne intrapresa la prima campagna di scavi. Nel sito sono stati individuati insediamenti che si susseguirono dall’età del bronzo antico (XX-XVI secolo a.C.) alla fase di ellenizzazione, fino al periodo romano.

Gibil Gabib

È situato a circa cinque chilometri dal capoluogo nisseno, su una collina dalla quale si domina il versante sud-orientale della valle del Salso. Il sito, costituito da tre piatteforme digradanti verso sud-est, fu sede di insediamenti preistorici indigeni e di età greca.

Gli scavi in quest’area furono iniziati alla metà dell’Ottocento e vennero ripresi con maggiore vigore negli anni cinquanta del secolo scorso, con le ricerche condotte da Dinu Adameșteanu. L’ultima, infine, risale al 1984. Proprio intorno alla metà del Novecento vennero portati alla luce alcuni ambienti risalenti al VI secolo a.C., parti della cinta muraria e alcuni oggetti di ceramica riferibile alla facies di Castelluccio Bronzo Tardo, mentre negli anni ottanta è stato riportato alla luce un vero torrione di difesa della metà del VI secolo a.C. Tale scoperta si è rivelata di notevole importanza, poiché ha consentito di chiarire la destinazione delle cinte murarie rinvenute quasi trenta anni prima.

Dagli scavi presso gli ambienti sono stati rinvenuti vasi, oggetti di uso quotidiano, piatti e lucerne. Sono state inoltre ritrovate anche una statua di divinità fittile femminile e una testina fittile di offerente che testimoniano l’esistenza di vari spazi dedicati al culto ed alla venerazione nell’abitato. Ai piedi dell’altura si estendevano due necropoli da cui provengono i corredi con ceramica a figure rosse siceliota.

Archeologia industriale

Solfare

Il passato di Caltanissetta è strettamente legato all’attività estrattiva dello zolfo e dell’industria mineraria; ne sono testimonianza le numerose miniere (“solfare”) ormai inattive presenti nel territorio, di cui rimangono le strutture abbandonate. Ne sono esempi le solfare Gessolungo, Giumentaro, Iungio Tumminelli, Saponaro, Stretto Giordano, Trabonella.

Gasometro degli Angeli

Raro esempio di archeologia industriale, si tratta di un gasometro realizzato nel 1867 nella parte meridionale dell’antico quartiere degli Angeli, sulla strada che conduce al cimitero e alla chiesa di Santa Maria degli Angeli, che contribuì notevolmente alla modernizzazione della città; fu municipalizzato nel 1893.

La struttura in origine serviva a produrre il gas di città per l’illuminazione pubblica, poi con l’avvento delle elettricità e fino agli anni cinquanta fu sede del canile municipale e in seguito custodì quattro antiche carrozze funebri messe poi in sicurezza in altra sede.

Oggi l’edificio versa in stato di grave abbandono, malgrado sia stato dichiarato con decreto dell’Assessore Regionale ai Beni Culturali struttura «di interesse etno-antropologico particolarmente importante».

Tradizioni e folclore

Settimana Santa

Con tale definizione si indica l’insieme di riti e manifestazioni che si tengono in città la settimana che precede la Pasqua. Prende avvio il pomeriggio della domenica delle palme, quando il simulacro del Gesù Nazareno sfila per le vie della città su una barca interamente ricoperta di fiori, per celebrare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e prosegue lunedì e martedì con la “Scinnenza”, una serie di rappresentazioni dell’Ultima Cena e della passione di Gesù.

I riti della Settimana Santa entramo nel vivo il mercoledì mattina, con la sfilata della Real Maestranza, composta da tutte le categorie degli artigiani della città e il cui capitano riceve dal sindaco le chiavi della città.

La sera del mercoledì sfilano diciannove piccoli gruppi sacri dette “varicedde”, riproduzioni delle più grandi “vare”, a loro volta rappresentanti i diversi momenti della passione di Gesù, che attraversano in processione le principali vie del centro storico dal pomeriggio alla tarda notte del Giovedì santo.

Il Venerdì santo è la volta della processione del Cristo Nero, un crocifisso ligneo eletto a co-patrono della città e accompagnato dalle ladate dei “fogliamari”, eredi di antichi raccoglitori di erbe selvatiche.

Dopo il giorno di silenzio del sabato, la Domenica di Resurrezione le principali autorità della città, compreso il capitao della Real Maestranza, partecipano alla solenne messa del vescovo in cattedrale.

Festa di San Michele

Festa patronale, celebrata il 29 settembre, in onore di San Michele Arcangelo, al quale viene attribuito il miracolo di aver salvato la città dalla peste nel 1625.

Una settimana prima di tale data, il simulacro dell’Arcangelo, realizzato dallo scultore Stefano Li Volsi nel XVII secolo, viene spostato dall’altare della navata destra della Cattedrale all’altare principale.

La mattina del 29 settembre il sindaco offre un cero votivo al patrono, e la sera la statua viene portata in processione per le strade del centro storico a spalla dai devoti scalzi, che l’accompagnano con il caratteristico grido «E gridammu tutti! Viva lu principi San Micheli Arcangiulu»; seguono i fedeli, di cui molti scalzi per voto.

La processione termina con il rientro del Santo in Cattedrale, salutato da fuochi pirotecnici.

Durante la settimana di festeggiamenti viene allestita la tradizionale fiera di San Michele.

Vacanza di San Michele

Ricorrenza, anch’essa dedicata al santo patrono, che viene celebrata l’8 maggio, nell’anniversario dell’apparizione del santo a Francesco Giarratana, frate cappuccino a cui viene ricondotta l’origine della devozione della città a san Michele.

La statua è accompagnata in processione dalla Real Maestranza con guanti e farfallini bianchi, dalla Cattedrale al santuario di San Michele, dove rimane sino alla domenica successiva, quando avviene il ritorno alla chiesa madre.

Il nome dell’evento sta a sottolineare la temporaneità del cambio di ubicazione della statua.

Festa del Redentore

Si tiene il 6 agosto. È legata alla costruzione del monumento al Redentore, sul monte San Giuliano, voluta da papa Leone XIII insieme all’edificazione di altri diciannove monumenti in tutta Italia in occasione del Giubileo del 1900.

Il monumento diede inizio al culto del Cristo Redentore a Caltanissetta, che ha come massima espressione la festa che si svolge il 6 agosto, in concomitanza con la festa liturgica della Trasfigurazione.

La celebrazione prevede che venga portato per le vie del centro storico un simulacro riproducente il Cristo nelle medesime fattezze del monumento che sovrasta la città, mentre la cima del monte San Giuliano viene abbellita dalle infiorate poste davanti al basamento della statua.

Processione dei Tre Santi

Si tiene il 28 dicembre ed è legata al terremoto di Messina del 1908 che devastò la Sicilia orientale e la Calabria meridionale, ma non Caltanissetta. Nacque infatti lo stesso giorno del sisma per ringraziare i tre protettori del pericolo scampato e per chiedere la protezione dai futuri terremoti, e negli anni successivi la tradizione andò consolidandosi.

Vengono portate in processione le statue di San Michele, del Redentore e dell’Immacolata, quest’ultima realizzata in legno, interamente ricoperta con foglia d’argento, allo scopo di ricalcare la visione descritta nel brano dell’Apocalisse di Giovanni conosciuto come “La donna e il drago” («una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle»).

La sera del 28 dicembre i Tre Santi escono dalla Cattedrale, percorrono le vie del centro seguiti da una folla di devoti e rientrano nella stessa Cattedrale.

Cultura

Un momento culturalmente interessante, ma limitato a pochissime personalità, è stato indubbiamente quello vissuto tra gli anni 1935 e 1970, quando vi risiedevano personalità quali Leonardo Sciascia ed Elio Vittorini ma soprattutto agiva l’editore Salvatore Sciascia.

Caltanissetta è stata sede del Parco letterario Regalpetra, dedicato a Leonardo Sciascia, abbandonato. Infine, SiciliAntica che organizza dal 2004 un convegno di studi annuale sulla storia siciliana.

Archivi e biblioteche

Archivio di Stato

Fu istituito nel 1843 come archivio alle dipendenze della provincia borbonica di Caltanissetta, e tale rimase anche dopo l’Unità d’Italia, fino al 1932, quando i vecchi archivi borbonici passarono sotto la diretta giurisdizione statale; dal 1975 le competenze sono transitate al Ministero dei beni e delle attività culturali.

Al suo interno conserva, tra gli altri, gli archivi notarili sino al 1903, gli archivi delle Corporazioni religiose soppresse dopo il 1866, l’archivio del Corpo delle miniere, e l’archivio storico del comune di Caltanissetta sino al 1860.

‘edificio che lo ospita è stato realizzato ad hoc nel 1969 su progetto dell’architetto Salvatore Cardella; si compone di una vistosa torre di dieci piani, adibita a locali di deposito, e di una struttura di due piani in cui sono allocati gli uffici.

Biblioteca Scarabelli

Si trova nei locali del secentesco ex collegio dei Gesuiti, attiguo alla chiesa di Sant’Agata. Istituita nel 1862, la biblioteca possiede un patrimonio composto da oltre 140 mila volumi e quasi trecento manoscritti, derivante da donazioni di privati e da confische ai danni di alcuni ordini religiosi del passato.

Fortemente voluta dal prefetto Domenico Marco, deve il nome a Luciano Scarabelli, professore piacentino che contribuì alla crescita del patrimonio librario attraverso numerose donazioni; un’altra figura chiave fu il bibliotecario Calogero Manasia.

La biblioteca conta anche una sezione esterna nel villaggio Santa Barbara.

Biblioteca diocesana

È ospitata al pian terreno del palazzo vescovile, nei locali attigui all’auditorium del museo diocesano. Fu fondata nel 1904 dal vescovo Ignazio Zuccaro con l’intento di custodire i libri lasciati dal suo predecessore Giovanni Guttadauro che confluirono nel fondo antico.

Si deve a monsignor Giovanni Speciale il riordino della biblioteca e la schedatura dei volumi; alla sua morte lasciò circa settemila volumi chee costituiscono il fondo a lui intitolato.

Oggi il patrimonio è costituito da circa 47 mila volumi tra cui opere di teologia, spiritualità, letteratura italiana e straniera, lingua e letteratura greca e latina, arte, filosofia, storia, storia della Chiesa, patrologia, oratoria, scienze giuridiche, scienze, matematica, musica e pubblicazioni di vario interesse.

È dotata anche di un’emeroteca.

Altre biblioteche minori sono la biblioteca della Corte d’appello di Caltanissetta e la biblioteca di cultura generale e di studi ambientali della sezione nissena di Italia Nostra.

Musei

Museo archeologico

A partire dal 2006, ha sostituito il museo civico, che si trovava nei pressi della stazione centrale; è sito accanto all’abbazia di Santo Spirito, nell’omonima contrada, ospitato in un moderno stabile opera dell’architetto Franco Minissi.

Nel museo sono raccolti un gran numero di reperti archeologici relativi ai primi insediamenti nell’area della valle del Salso e del territorio limitrofo. I siti da cui proviene la maggioranza delle testimonianze sono le necropoli di Mazzarino e i siti indigeni di Gibil Gabib e Sabucina, situati a pochi chilometri dal centro abitato di Caltanissetta. Essi erano posti su alture a controllo del fiume Salso, una delle principali vie di penetrazione commerciale e militare dell’antichità.

Le collezioni, tra le più importanti della Sicilia, comprendono corredi, vasi attici decorati a figure rosse, utensili e manufatti di bronzo e di ceramica. Al suo interno è custodito il celebre sacello di Sabucina.

Museo mineralogico, paleontologico e della zolfara

Ospitato in passato all’interno dell’istituto ex-minerario “Sebastiano Mottura”, è stato trasferito in una sede adiacente più moderna e funzionale struttura realizzata ad hoc, inaugurata il 15 dicembre 2012.

Il museo, mediante l’esposizione di minerali (in particolare campioni di zolfo, rocce, fossili e attrezzature specifiche) testimonia l’attività svolta in passato di sfruttamento delle varie miniere per l’estrazione dello zolfo presenti sul territorio nisseno.

Al suo interno sono custodite collezioni di minerali e fossili, oltre a pezzi di particolare pregio mineralogico. Sono inoltre esposte anche cartine geologiche e piani topografici delle zolfare, nonché una ricca collezione di foto d’epoca. Presente anche una collezione di macrofossili, catalogati in ordine stratigrafico, dal periodo Siluriano al Quaternario.

Galleria civica d’arte

Occupa parte del Palazzo Moncada e ospita mostre permanenti e temporanee.

Nel 2010 è stato inaugurato all’interno della galleria il museo Tripisciano: si tratta di una mostra permanente delle opere dello scultore nisseno Michele Tripisciano, donate dallo stesso artista al Comune al momento della morte; si tratta di sculture prevalentemente in gesso, ospitate all’interno di quattro sale suddivise per area tematica. Inoltre all’interno della galleria sono ospitate anche altre opere di artisti locali, tra cui Giuseppe Frattallone e Francesco Guadagnuolo.

Museo diocesano

Sito in viale Regina Margherita, presso il Vescovado, ospita diverse collezioni, provenienti da molte chiese del territorio che offrono un’ottima testimonianza del fermento culturale degli artisti locali fra Seicento e Settecento.

ll’interno sono custoditi numerosi dipinti, vasi d’argento, paramenti sacri, arredi e preziosi codici miniati.

Museo d’arte contemporanea

Si trova nella salita Matteotti e ospita mostre temporanee. Inaugurato nel 2017, è stato realizzato utilizzando i locali sotterranei di un rifugio antiaereo costruito durante la seconda guerra mondiale.

Si compone di dieci ambienti collegati a un corridoio centrale, corrispondenti al vecchio rifugio, e un nuovo locale realizzato all’ingresso della struttura. L’esterno è caratterizzato da una struttura curvilinea in ferro.

Esposizione delle vare

È allestita nelle sale seminterrate della parrocchia di San Pio X, in via Napoleone Colajanni, e ospita le sedici vare, i gruppi scultorei in gesso e cartapesta realizzati nella seconda metà dell’Ottocento, che sfilano per le vie del centro storico durante la sera del Giovedì Santo.

La proposta di trasferire le vare nel nuovo “museo delle Vare”, realizzato ad hoc nel palazzo ex GIL, non ha avuto seguito a causa dell’opposizione dei proprietari delle vare, restii a trasferirle nei nuovi locali.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Caltanissetta rappresenta uno snodo di media importanza nell’ambito della rete stradale regionale. Le principali arterie extraurbane che interessano la città sono:

  • l’autostrada A19 Palermo-Catania, fondamentale via di collegamento con i due principali centri siciliani; per immettersi dal centro urbano allo svincolo autostradale di Caltanissetta si deve però prima percorrere un breve tratto di 13 km della SS 640 (noto comunemente come bretella), che è attualmente in corso di ammodernamento;
  • la strada statale 640 Strada degli Scrittori, la più recente via di comunicazione con Agrigento, inaugurata nel 1971 con il nome di “strada statale 640 di Porto Empedocle” e che dal 2009 è in corso di ammodernamento per diventare una moderna superstrada;
  • la SS 640 dir Raccordo di Pietraperzia, a scorrimento veloce, che la congiunge con la SS 626 e con Pietraperzia;
    la strada statale 626 della Valle del Salso, o “scorrimento veloce Caltanissetta-Gela”;
  • la strada statale 122 Agrigentina, vecchio itinerario per Agrigento, che attraversa il centro abitato e conduce a ovest verso San Cataldo, Serradifalco e Canicattì, e a est verso Enna;
  • la SS 122 bis per Santa Caterina Villarmosa.

Altre arterie garantiscono il collegamento con i centri minori:

  • la strada provinciale 29 per San Cataldo;
  • la strada provinciale 1 per Delia;
  • la strada provinciale 40 per Serradifalco;
  • le strade provinciali 155, 44, 145 e 42 per Marianopoli;
  • la strada provinciale 127 per Sommatino;
  • la strada provinciale 5 per San Cataldo e Favarella.